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Amo1. La necessità assoluta. Ma non solo: indiscutibilmente, inevitabilmente, assolutamente, anche la mia vita.
2. In fondo e nonostante tutto, i bei tempi di Harvard. La serietà. 3. Dilettarmi con gli esplosivi, talvolta. I vetri di New York. 4. Le fotografie. Mio fratello Jerrinald. Saul Kripke. Accarezzarmi i capelli di notte, mentre ascolto "Lorca" di Tim Buckley e - chiudendo gli occhi - sogno di splendide donne. 5. Il buddismo e lo yoga. Essere stato contemporaneamente - purtroppo, per non più di qualche minuto - Paul McCartney e John Lennon. Odio1. C'è da domandarselo? Tua madre.
2. I viaggi lunghi e scomodi. I detonatori imprecisi. Il martini senza oliva. 3. La frustrazione. Gli alianti (è una lunga storia). I logici imprecisi. Il terzo giovedì di ogni mese e il mio italiano scadente. 4. Provo anche una lieve intolleranza nei confronti delle persone ignoranti. 5. Devin. In verità non lo odio e lo trovo una persona straordinariame nte affascinante, ma ci dividono alcune questioni sull'esegesi di Kant. LinkVisiteDicono di me"Che logico!"
Sogni nel cassettoNon ve n'è alcun bisogno.
| 07 Febbraio 2006
InveroFesta. Siedo sul dondolo in veranda bevendo solo. Godendomi lo strepitare soffuso proveniente da dentro. Poi questa signorina alta alta sbuca dalla porta finestra e chiede se può sedersi. Indossa un tailleur color panna e i capelli neri le frusciano al vento. Le dico ok. Lei si siede e mi prende il pene in bocca, senza una parola. Mi godo il silenzio, poi godo. Si leva, le offro un sorso della mia birra, che rifiuta. Ci godiamo il parco notturno per qualche minuto, poi fa per alzarsi. Le chiedo come si chiama. Non risponde, e mi domanda se avevo mai goduto prima. Le faccio notare che dà per sottinteso che abbia goduto ora, e la cosa mi disturba. Dice di chiamarsi Ofelia. Un nome del cazzo. Le chiedo per favore di rientrare e portare fuori un altro paio di birre. Lei entra, e non torna più. Io torno a godermi il buio e i larici ondeggianti.
Passano una decina di minuti, ed esce fuori il mio buon amico Lex, con due cestini da sei birre. Le beviamo a lunghe sorsate, parlando di idiozia e depilazione. Poco dopo, ubriachi, ci addormentiamo spalla a spalla e cranio a cranio. Come due froci, senza godere. ![]() Non chi pensate in foto. 19 Dicembre 2005
Vecchi tempiOggi sono colto dalla necessità di dire a chiunque che non amo le sue scarpe, e poi correre via urlandogli "vaffanculo ai tuoi posteri".
Fatto. ![]() Non chi pensate in foto. 12 Dicembre 2005
TEOREMA #7A poetry
If I like you and you like me, Then we can go to bed. TEOREMA #6 [unDer ConStruction]Nelle righe seguenti pubblico il nucleo teorico fondamentale, privato di tecnicismo per favorire lettori imbecilli quali voi siete, del mio "Willard's Handbook of Women's Logic".
A - REQUISITI Una buona teoria della logica femminile deve soddisfare tre criteri: completezza, rigore, e affidabilità empirica. Non deve escludere vaghezze e sfumature, ma ricondurle alla matrice fondamentale dei suoi assiomi di base. B - DEFINIZIONI . x = variabile . d = donna . t = troia in senso generale . tn = troia valutata mediante un numero cardinale n (detto coefficiente di puttanaggine) . vzn = volume zinnico (espresso con un numero cardinale n corrispondente alla taglia di reggiseno - es. vz3) . cs = culo in senso stretto (disponibilità al sesso anale) C - ASSIOMI DI BASE (1) - d --> t (Legge D-L-W) (2) - Eventuali eccezioni a (1) sono tollerabili in caso di innamoramento, amicizia estrema, e situazioni comunque temporalmente determinate. (1) permane in ogni caso una legge dimostrata. (3) t5 è solo un valore limite postulato per tarare il coefficiente di puttanaggine. D - TEOREMI (a) è falso che all'aumentare del vz aumenta anche il valore di t. TEOREMA #5ANNUNCIO
Ladies & gentlemen, très bientot sarà pubblicato su questo sito - e anche sull'hp del mio più popolare amico Lexington - un abstract del mio "Willard's Handbook of Women's Logic", Cambridge University Press, 2005. Amanti della logica e delle donne stronze, fatevi sotto. Ci sono spunti per tutti. TEOREMA #4Transitivity is not the only property which we might want to require of the frame if R is to be read ‘earlier than’ and W is a set of moments. One condition (which is only mildly controversial) is that there is no last moment of time, i.e. that for every world w there is some world v such that wRv. This condition on frames is called seriality. Seriality corresponds to the axiom (D): AA, in the same way that transitivity corresponds to (4). A D-model is a K-model with a serial frame. From the concept of a D-model the corresponding notion of D-validity can be defined just as we did in the case of 4-validity. As you probably guessed, the system that is adequate with respect to D-validity is KD, or K plus (D). Not only that, but the system KD4 (that is K plus (4) and (D)) is adequate with respect to D4-validity, where a D4-model is one where is both serial and transitive.
Another property which we might want for the relation ‘earlier than’ is density, the condition which says that between any two times we can always find another. Density would be false if time were atomic, i.e. if there were intervals of time which could not be broken down into any smaller parts. Density corresponds to the axiom (C4): AA, the converse of (4), so for example, the system KC4, which is K plus (C4) is adequate with respect to models where the frame is dense, and KDC4, adequate with respect to models whose frames are serial and dense, and so on. Each of the modal logic axioms we have discussed corresponds to a condition on frames in the same way. The relationship between conditions on frames and corresponding axioms is one of the central topics in the study of modal logics. Once an interpretation of the intensional operator has been decided on, the appropriate conditions on R can be determined to fix the corresponding notion of validity. This, in turn, allows us to select the right set of axioms for that logic. For example, consider a deontic logic, where is read ‘it is obligatory that’. Here the truth of A does not demand the truth of A in every possible world, but only in a subset of those worlds where people do what they ought. So we will want to introduce a relation R for for this kind of logic as well, and use the truth clause (K) to evaluate A at a world. However, in this case, R is not earlier than. Instead wRw holds just in case world w is a morally acceptable variant of w, i.e. a world that our actions can bring about which satisfies what is morally correct, or right, or just. Under such a reading, it should be clear that the relevant frames should obey seriality, the condition that requires that each possible world have a morally acceptable variant. The analysis of the properties desired for R makes it clear that a basic deontic logic can be formulated by adding the axiom (D) and to K. TEOREMA #3Una nota importante, dato che già molte domande sono fiorite intorno a tale questione. Che cos'è la mia necessità assoluta?
Ebbene, da un punto di vista logico, è semplicemente un'implicazione materiale: A->B, se A allora B. Dove A è quasi sempre nel mio caso un insano desiderio di distruggere tutto ciò che mi circonda. Cui necessariamente segue B, la distruzione totale di ciò che mi circonda. Peraltro pratico lo yoga e credo nell'amore, quindi non detestatemi, ve ne prego. TEOREMA #2Se volete avvicinarvi allo studio della logica, contattatemi pure.
Peraltro sono anche un discreto amante, a detta di alcune cameriere della mensa di Harvard. TEOREMA #1Per cominciare, qualche precisazione sul mio nome e il mio cognome. Mi chiamo Willard Van Orman Orgy, e sono il fratello minore dell'apprezzato Jerrinald Orgy, componente della bizzarra ghenga di folli che da un po' è sbarcata pure su questo sito (00devin00, 00dablowjobbdd00, 00alfonano00). Tengo subito a precisare che benché sia legato da rapporti di simpatia nei loro confronti, tendo in generale a considerare il loro modus vivendi come una forma un po' degenerata di infantilismo. Persino mio fratello, che pure è una persona seria e posata nell'intimità, soffre di questa curiosa sindrome di peter pan. Inutile dire che io mi ispiro a ideali di vita ben diversi, mossi innanzitutto da una profonda serietà. Sì, serietà. Avrò modo in seguito di farvi capire cosa intendo - e, spero, di discuterne amichevolmente con voi tutti - ma ora mi sto troppo dilungando su cose contingenti.
Il mio cognome è stato chiarito: Orgy, come Jerrinald Orgy. Il mio nome merita invece una breve ed ulteriore digressione. In realtà il mio nome non è Willard Van Orman, ma Rufus Bastiano. E con esso sono entrato, trionfalmente, nel 1998 al corso di Advanced Logic dell'università di Harvard. Le mie brillanti doti sono state immediatamente riconosciute dal più celebre dei professori là presenti, l'ormai vegliardo - e prossimo alla morte - professor Willard Van Orman Quine. Il vecchio, che nel crepuscolo della sua brillante esistenza tendeva a ricercare sempre di più il contatto umano, mi prese rapidamente in simpatia. Alcune delle scoperte che gli proposi, nel campo della logica modale, lo lasciarono sbalordito e mi consigliò caldamente di pubblicarle su una rivista. Rifiutai con un sorriso: no, il tempo non era ancora giunto. Il professor Quine non capiva. Di più: non mi capiva. Passeggiando fra i viali alberati di Harvard, e circondati da girotondi di foglie secche, egli mi rivelava che ero per lui l'allievo prediletto, l'erede che mai - e soprattutto non ora, a più di novant'anni - si era aspettato di trovare. Io annuivo, annuivo, annuivo. Tutto questo mi faceva immensamente piacere, ma continuavo ad essere malinconico. Il vento autunnale del Massachusetts risvegliava nelle mie narici qualcosa di più profondo che dei banali teoremi di logica modale o modellistica avanzata. La notte bruciavo nel letto: mi sentivo stupido, persino avaro verso gli altri. Non avevo che formule da mostrare al mondo. Un giorno - lo ricordo come se fosse ieri - il professor Quine mi prese da parte dopo una lezione. Appoggiandosi malamente al suo bastone dal passeggio, e strascicando i passi, mi portò nel grande atrio del dipartimento. Lì mi si piantò davanti e fissandomi con quegli occhi penetranti disse: "Rufus Bastiano." (Pronunciò "Bastiano" quasi come un "Beystienooow"). "Rufus Bastiano, io so che tu appartieni a una razza diversa. Sono stato un brillante filosofo, un rinnovatore dell'empirismo, un logico e un epistemologo: ma ora più che mai sono soltanto un povero vecchio. Dunque concedi a questo povero vecchio almeno una gioia. Se non vuoi che il mondo ti riconosca per il logico che sei - e ti giuro che non capisco il perché di questa tua riluttanza - lascia almeno che io ti riconosca come mio erede. D'ora in poi per me non sarai più Rufus Bastiano, ma Willard Van Orman." Respinse qualche lacrima, e tossì. "Ti lascio il mio nome come ricordo... Willard", aggiunse. Io non dissi nulla, parzialmente commosso e parzialmente disgustato da quella scena ipermelensa. Gli posai una mano sulla spalla e dissi: "Accetto il suo nome, non me ne separerò mai." E così fu. L'anno successivo il prof. Quine morì mentre io chiudevo a chiave i miei scritti sulla logica in un armadietto del dipartimento, senza rivelarne a nessuno l'ubicazione. Immediatamente dopo mi recai all'aeroporto e presi il primo volo per il Madagascar. La morte del professore mi aveva aperto gli occhi. Ora che avevo perso il mio mentore, dovevo ritornare alla vita vera. Un giorno forse avrei aperto quell'armadietto e rivelato al mondo il mio genio. Ma solo quando il mondo sarebbe stato pronto. Così, nei successivi quattro anni mi dedicai a mille lavori diversi e assistetti svariate volte mio fratello nella sua professione di mercenario. Ma tutto questo sempre con la massima serietà e sempre come Willard. Willard Van Orman Orgy. 18 Ottobre 2005
I miei pensieriTEOREMA #7 - A poetry
If I like you and you like me, Then we can go to bed. TEOREMA #6 [unDer ConStruction] Nelle righe seguenti pubblico il nucleo teorico fondamentale, privato di tecnicismo per favorire lettori imbecilli quali voi siete, del mio "Willard's Handbook of Women's Logic". A - REQUISITI Una buona teoria della logica femminile deve soddisfare tre criteri: completezza, rigore, e affidabilità empirica. Non deve escludere vaghezze e sfumature, ma ricondurle alla matrice fondamentale dei suoi assiomi di base. B - DEFINIZIONI . x = variabile . d = donna . t = troia in senso generale . tn = troia valutata mediante un numero cardinale n (detto coefficiente di puttanaggine) . vzn = volume zinnico (espresso con un numero cardinale n corrispondente alla taglia di reggiseno - es. vz3) . cs = culo in senso stretto (disponibilità al sesso anale) C - ASSIOMI DI BASE (1) - d --> t (Legge D-L-W) (2) - Eventuali eccezioni a (1) sono tollerabili in caso di innamoramento, amicizia estrema, e situazioni comunque temporalmente determinate. (1) permane in ogni caso una legge dimostrata. (3) t5 è solo un valore limite postulato per tarare il coefficiente di puttanaggine. D - TEOREMI (a) è falso che all'aumentare del vz aumenta anche il valore di t. TEOREMA #5 (ANNUNCIO) Ladies & gentlemen, très bientot sarà pubblicato su questo sito - e anche sull'hp del mio più popolare amico Lexington - un abstract del mio "Willard's Handbook of Women's Logic", Cambridge University Press, 2005. Amanti della logica e delle donne stronze, fatevi sotto. Ci sono spunti per tutti. --------- TEOREMA #4 (VECCHI APPUNTI) Transitivity is not the only property which we might want to require of the frame Another property which we might want for the relation ‘earlier than’ is density, the condition which says that between any two times we can always find another. Density would be false if time were atomic, i.e. if there were intervals of time which could not be broken down into any smaller parts. Density corresponds to the axiom (C4): AA, the converse of (4), so for example, the system KC4, which is K plus (C4) is adequate with respect to models where the frame Each of the modal logic axioms we have discussed corresponds to a condition on frames in the same way. The relationship between conditions on frames and corresponding axioms is one of the central topics in the study of modal logics. Once an interpretation of the intensional operator has been decided on, the appropriate conditions on R can be determined to fix the corresponding notion of validity. This, in turn, allows us to select the right set of axioms for that logic. For example, consider a deontic logic, where is read ‘it is obligatory that’. Here the truth of A does not demand the truth of A in every possible world, but only in a subset of those worlds where people do what they ought. So we will want to introduce a relation R for for this kind of logic as well, and use the truth clause (K) to evaluate A at a world. However, in this case, R is not earlier than. Instead wRw holds just in case world w is a morally acceptable variant of w, i.e. a world that our actions can bring about which satisfies what is morally correct, or right, or just. Under such a reading, it should be clear that the relevant frames should obey seriality, the condition that requires that each possible world have a morally acceptable variant. The analysis of the properties desired for R makes it clear that a basic deontic logic can be formulated by adding the axiom (D) and to K. ----------- TEOREMA #3 Una nota importante, dato che già molte domande sono fiorite intorno a tale questione. Che cos'è la mia necessità assoluta? Ebbene, da un punto di vista logico, è semplicemente un'implicazione materiale: A->B, se A allora B. Dove A è quasi sempre nel mio caso un insano desiderio di distruggere tutto ciò che mi circonda. Cui necessariamente segue B, la distruzione totale di ciò che mi circonda. Peraltro pratico lo yoga e credo nell'amore, quindi non detestatemi, ve ne prego. --------- TEOREMA #2 Se volete avvicinarvi allo studio della logica, contattatemi pure. Peraltro sono anche un discreto amante, a detta di alcune cameriere della mensa di Harvard. --------- TEOREMA #1 Per cominciare, qualche precisazione sul mio nome e il mio cognome. Mi chiamo Willard Van Orman Orgy, e sono il fratello minore dell'apprezzato Jerrinald Orgy (ivebeendriftin), componente della bizzarra ghenga di folli che da un po' è sbarcata pure su questo sito (00devin00, 00dablowjobbdd00, 00alfonano00). Tengo subito a precisare che benché sia legato da rapporti di simpatia nei loro confronti, tendo in generale a considerare il loro modus vivendi come una forma un po' degenerata di infantilismo. Persino mio fratello, che pure è una persona seria e posata nell'intimità, soffre di questa curiosa sindrome di peter pan. Inutile dire che io mi ispiro a ideali di vita ben diversi, mossi innanzitutto da una profonda serietà. Sì, serietà. Avrò modo in seguito di farvi capire cosa intendo - e, spero, di discuterne amichevolmente con voi tutti - ma ora mi sto troppo dilungando su cose contingenti. Il mio cognome è stato chiarito: Orgy, come Jerrinald Orgy. Il mio nome merita invece una breve ed ulteriore digressione. In realtà il mio nome non è Willard Van Orman, ma Rufus Bastiano. E con esso sono entrato, trionfalmente, nel 1998 al corso di Advanced Logic dell'università di Harvard. Le mie brillanti doti sono state immediatamente riconosciute dal più celebre dei professori là presenti, l'ormai vegliardo - e prossimo alla morte - professor Willard Van Orman Quine. Il vecchio, che nel crepuscolo della sua brillante esistenza tendeva a ricercare sempre di più il contatto umano, mi prese rapidamente in simpatia. Alcune delle scoperte che gli proposi, nel campo della logica modale, lo lasciarono sbalordito e mi consigliò caldamente di pubblicarle su una rivista. Rifiutai con un sorriso: no, il tempo non era ancora giunto. Il professor Quine non capiva. Di più: non mi capiva. Passeggiando fra i viali alberati di Harvard, e circondati da girotondi di foglie secche, egli mi rivelava che ero per lui l'allievo prediletto, l'erede che mai - e soprattutto non ora, a più di novant'anni - si era aspettato di trovare. Io annuivo, annuivo, annuivo. Tutto questo mi faceva immensamente piacere, ma continuavo ad essere malinconico. Il vento autunnale del Massachusetts risvegliava nelle mie narici qualcosa di più profondo che dei banali teoremi di logica modale o modellistica avanzata. La notte bruciavo nel letto: mi sentivo stupido, persino avaro verso gli altri. Non avevo che formule da mostrare al mondo. Un giorno - lo ricordo come se fosse ieri - il professor Quine mi prese da parte dopo una lezione. Appoggiandosi malamente al suo bastone dal passeggio, e strascicando i passi, mi portò nel grande atrio del dipartimento. Lì mi si piantò davanti e fissandomi con quegli occhi penetranti disse: "Rufus Bastiano." (Pronunciò "Bastiano" quasi come un "Beystienooow"). "Rufus Bastiano, io so che tu appartieni a una razza diversa. Sono stato un brillante filosofo, un rinnovatore dell'empirismo, un logico e un epistemologo: ma ora più che mai sono soltanto un povero vecchio. Dunque concedi a questo povero vecchio almeno una gioia. Se non vuoi che il mondo ti riconosca per il logico che sei - e ti giuro che non capisco il perché di questa tua riluttanza - lascia almeno che io ti riconosca come mio erede. D'ora in poi per me non sarai più Rufus Bastiano, ma Willard Van Orman." Respinse qualche lacrima, e tossì. "Ti lascio il mio nome come ricordo... Willard", aggiunse. Io non dissi nulla, parzialmente commosso e parzialmente disgustato da quella scena ipermelensa. Gli posai una mano sulla spalla e dissi: "Accetto il suo nome, non me ne separerò mai." E così fu. L'anno successivo il prof. Quine morì mentre io chiudevo a chiave i miei scritti sulla logica in un armadietto del dipartimento, senza rivelarne a nessuno l'ubicazione. Immediatamente dopo mi recai all'aeroporto e presi il primo volo per il Madagascar. La morte del professore mi aveva aperto gli occhi. Ora che avevo perso il mio mentore, dovevo ritornare alla vita vera. Un giorno forse avrei aperto quell'armadietto e rivelato al mondo il mio genio. Ma solo quando il mondo sarebbe stato pronto. Così, nei successivi quattro anni mi dedicai a mille lavori diversi e assistetti svariate volte mio fratello nella sua professione di mercenario. Ma tutto questo sempre con la massima serietà e sempre come Willard. Willard Van Orman Orgy. |